Le Greeting Cards e la Passacaglia : Intervista ad Andrea De Vitis

Diana Castelnuovo-Tedesco / News /
Italian Guitarist Andrea De Vitis interviewed on MarioCastelnuovoTedesco.com

Il chitarrista Andrea De Vitis ha ricevuto tanti elogi a livello internazionale sia per i recital che per le registrazioni. È anche stato docente al Conservatorio di Avellino e,  a partire da questo autunno, sarà professore al Mozarteum di Salisburgo in Austria. Di recente ha arricchito la sua discografia con l’incisione per l’etichetta Naxos delle 21 Greeting Cards per chitarra e della Passacaglia di Mario Castelnuovo-Tedesco,  la quale viene ascoltata di raro. Ha gentilmente concesso di rispondere alle nostre domande e di parlarci della sua esperienza con questa musica.

Intervista ad Andrea De Vitis a cura di Diana Castelnuovo-Tedesco — Agosto 2023

Da tanto tempo suoni la musica di MCT. Perché le Greeting Cards e la Passacaglia ti hanno attratto come progetto di registrazione? 

La musica per chitarra di Mario Castelnuovo-Tedesco mi ha sempre colpito profondamente per la potenza espressiva del suo linguaggio, in cui la perfezione formale e il rigore polifonico vengono mitigati da un intenso lirismo di matrice tipicamente italiana. Le Greeting cards op. 170 e la Passacaglia op. 180 sono opere concepite nello stesso periodo e condividono un pensiero musicale che è piuttosto distante dalla prima produzione chitarristica del compositore fiorentino (Variazioni attraverso i secoli, Sonata “omaggio a Boccherini“, Tarantella), caratterizzata da un linguaggio prevalentemente spontaneo e gioioso; al contrario, le tinte sonore dei brani che sono oggetto di questo album sono velate da una dolce malinconia che talvolta sfocia in un’impetuosa drammaticità. 

Le Greeting cards sono pagine eterogenee in forma di piccole miniature dedicate ad amici, colleghi e altre persone care al compositore. Si tratta di brani di grande fascino proprio per il loro valore personale ed intimo: per questo motivo mi piace immaginare Castelnuovo-Tedesco nell’atto compositivo con un sorriso affettuoso e divertito mentre realizzava dei veri e propri “ritratti musicali” dei dedicatari. 

Come ti ha ispirato la nuova edizione delle Greetings, pubblicata nel 2019? 

Il lavoro musicologico svolto da Frédéric Zigante è essenziale per la riscoperta di queste piccole gemme musicali. Persino il solo fatto di averle a disposizione tutte nello stesso volume rende l’interprete consapevole degli elementi in comune tra le varie composizioni di questo corpus musicale e lo aiuta a trovare una chiave di lettura per la comprensione di questi brani, che non sono di immediata decodificazione: nelle Greeting Cards il compositore utilizza le tecniche della crittografia musicale per ottenere dei temi costruiti sulle lettere del nome del dedicatario; queste melodie talvolta sono piuttosto ardite e proiettano la musica di Mario Castelnuovo-Tedesco verso sonorità insolite e meno tradizionali rispetto al resto della sua produzione.

Come hai affrontato lo studio di questi brani e come hai trovato una tua strada interpretativa in queste composizioni? Mi ricordo di averti ascoltato quando hai suonato alcune delle greetings a Milano, al convegno internazionale della chitarra, già nel 2019.

La sfida interpretativa che questi brani mi hanno rivolto è la necessità di trovare un bilanciamento tra diversi parametri stilistici. Una riflessione importante è rappresentata dal rapporto tra il linguaggio di Mario Castelnuovo-Tedesco e le variegate influenze che ogni brano presenta in relazione alla personalità musicale del dedicatario: si passa dal carattere popolare di Cancion venezuelana, Tarantella campana, Brasileira, Cancion argentina al dolce lirismo di Lullaby for Eugene, Tonadilla e Canzone Siciliana; dalle aspre dissonanze di Rondel e Volo d’Angeli alla linearità polifonica di Romanza e Homage to Purcell. Per questo motivo è stato per me molto importante immergermi nello studio del rapporto tra compositore e dedicatario, attraverso l’approfondimento biografico ma anche attraverso l’immaginazione e gli stimoli provenienti dalle partiture, sempre molto ricche di segni di articolazione e di agogica.

Dal numero di ascolti che ho visto su Spotify e dalle recensioni che ho letto, sembra che la tua splendida interpretazione della Lullaby for Eugene sia la Greeting Card più apprezzata di tutte. E anche la tua preferita? Tra le 21 ce ne sono altre che ti hanno particolarmente colpito?

Senza dubbio la Ninna Nanna dedicata ad Eugene (uno studente di Mario Castelnuovo-Tedesco) ha qualcosa di unico: forse in questo brano delicato ma profondo il compositore è riuscito ad esprimere in musica il rapporto di affetto paterno e stima sincera che talvolta si instaura tra un docente ed i suoi allievi. Altri brani che considero particolarmente adatti ad essere inseriti nel repertorio da concerto di ogni solista sono Homage to Purcell, una splendida (e difficile) Passacaglia in miniatura con un vorticoso fugato finale (che presenta alcune affinità con il primo brano dei Caprichos de Goya op. 195); inoltre l’appassionato lirismo di Romanza sul nome di Oscar Ghiglia e della celebre Tonadilla sul nome di Andrés Segovia rende queste brevi pagine dei preziosi scrigni pieni di emozioni.

 Dopo aver studiato a fondo questi brani intensamente personali e intimi, ti senti più vicino a Castelnuovo-Tedesco in qualche modo? 

Questo lavoro mi ha fatto scoprire un profilo di Mario Castelnuovo-Tedesco che non conoscevo, sia dal punto di vista musicale che umano. Per quanto riguarda il primo aspetto, il metodo di composizione “alfabetico” che Castelnuovo-Tedesco utilizza nelle Greeting cards determina un’apertura del suo linguaggio a melodie ed armonie meno convenzionali rispetto al resto della produzione chitarristica (dato che i temi di ogni brano sono costruiti sulle note corrispondenti alle lettere del nome del dedicatario). Per questo motivo credo che interpretare le Greeting cards significhi entrare in contatto con una fase di sperimentazione e ricerca da parte del compositore, che esplora varie declinazioni stilistiche in modo analogo alle esplorazioni linguistiche realizzate da Raymond Queneau nel suo libro Exercises de style: le Greeting cards rappresentano secondo me “esercizi di stile”, piccoli rebus compositivi in cui Mario Castelnuovo-Tedesco mette alla prova sé stesso ma…per gioco! 

Tuttavia non si tratta di brani scritti per puro autocompiacimento, dato che in questi brani è presente anche una componente ulteriore e fondamentale: l’amicizia! Ognuna di queste pagine è un dono per un amico, una dimostrazione di stima verso un collega, una motiva che mi ha colpito molto.

Come sai, dobbiamo ringraziare Segovia per la Passacaglia perché è stato proprio lui ad aver richiesto a Mario di scriverlo. Tuttavia Segovia non l’ha mai suonato e il brano è sempre rimasto in penombra. Dopo averlo studiato in modo approfondito, raccontaci le tue osservazioni sul brano. 

Andrés Segovia deve essere ringraziato ancora una volta poiché, dal mio punto di vista, questa opera costituisce senza dubbio uno dei brani più interessanti ed intensi in forma di passacaglia nel nostro repertorio (accanto a quelle di Alexandre Tansman, Joaquin Rodrigo e alla passacaglia conclusiva del Nocturnal di Benjamin Britten): il basso su cui è costruito tutto il brano ha un carattere oscuro ed inquieto (a causa dell’intervallo di tritono che lo caratterizza), particolarmente affine alla natura misteriosa e “notturna” della chitarra; la struttura presenta diversi momenti di grande tensione e drammaticità, che sfociano in una sontuosa fuga dal finale estremamente concitato ed energico; si tratta inoltre di una delle composizioni in cui la scrittura di Mario Castelnuovo-Tedesco si adatta maggiormente all’idiomaticità chitarristica (l’ottima revisione strumentale di Angelo Gilardino ha alleggerito alcuni passaggi troppo densi, ma il brano risulta eseguibile anche nella versione del manoscritto) nonostante l’impegno tecnico ed interpretativo richiesto all’interprete sia notevolissimo. Insomma, la Passacaglia “omaggio a Roncalli” è un brano che dovrebbe essere inserito più spesso nei programmi dei recitals chitarristici.

Quale aspetto del progetto ti ha dato la più grande soddisfazione? 

L’idea di registrare un corpus unitario di opere è sempre una sfida che trovo appassionante e anche formativa, poiché comporta un grande approfondimento del linguaggio del compositore e dà la possibilità all’esecutore di incidere (attraverso le proprie scelte interpretative) non solo sulla singola composizione bensì sulla totalità del progetto musicale. In questo modo, si ha l’opportunità di condurre l’ascoltatore in un vero e proprio percorso narrativo, fatto di storie diverse ma riconducibili ad una stessa idea generatrice.

Grazie, Andrea, delle tue interpretazioni meravigliosi della musica di Castelnuovo-Tedesco, e grazie per aver condiviso con noi le tue preziose osservazioni a riguardo!