Il Concerto per violoncello ritorna in Italia: Intervista a Silvia Chiesa

Diana Castelnuovo-Tedesco / News /
Cellist Silvia Chiesa will perform Castelnuovo-Tedesco's Cello Concerto in Palermo March 2024

La violoncellista Silvia Chiesa, interprete appassionata del repertorio solistico del Novecento, suonerà il Concerto in sol minore per violoncello e orchestra, l’op.72  di Mario Castelnuovo-Tedesco a Palermo il 1 e 2 marzo 2024 con l’Orchestra Sinfonica Siciliana, diretta dal Maestro Massimiliano Caldi. Questa sarà la prima esecuzione del Concerto in Italia in quasi novant’anni. Il dedicatario, il leggendario virtuoso ucraino naturalizzato statunitense Gregor Piatigorsky, lo suonò a Firenze e a Roma nel 1935, dopodiché scomparve delle scene. Il brano, che Castelnuovo-Tedesco scrisse solo qualche anno prima della partenza per gli Stati Uniti, è l’unico concerto per violoncello firmato da lui stesso. Silvia Chiesa conosce a fondo quest’opera: l’ha registrata nell’ambito del suo progetto discografico Trilogia del Novecento Italiano per Sony Classical e l’ha già condiviso col pubblico in altri paesi europei. Silvia ci ha gentilmente concesso di raccontarci del suo entusiasmo per la musica italiana del Novecento e delle sue esperienze col Concerto in sol maggiore di Castelnuovo-Tedesco.

Intervista a Silvia Chiesa a cura di Diana Castelnuovo-Tedesco – Febbraio 2024

Raccontaci della Trilogia del Novecento italiano che include la prima registrazione italiana del Concerto per violoncello di Castelnuovo-Tedesco.

Credo che cercare repertori nuovi sia un momento di grande curiosità e accrescimento culturale. Ho in repertorio i grandi concerti, e li ho eseguiti molte volte in tanti paesi differenti con direttori e orchestre straniere. Ma sin da giovane, mi ero sempre chiesta come mai c’erano grandi concerti del Novecento russi, francesi e di molti altri paesi e per quanto riguarda il repertorio italiano non si studiasse mai nulla, neppure in Conservatorio.

Cosa ti ha spinto a diventare così appassionata alla musica del novecento italiano?

Ad un certo punto della vita ho sentito la necessità di scoprire opere del Novecento Italiano che erano rimaste per troppi anni nascoste e poco eseguite. C’era l’idea ancora che l’Italia potesse solo essere il paese dell’Opera, del canto. Ma personalmente non ne ero convita. Quindi piano piano mi misi a fare degli studi specifici e scoprii un universo musicale: compositori di grande rilievo che avevano donato ai violoncellisti opere di grande virtuosismo e, dal mio punto di vista, anche di grande interesse musicale. La ricerca è stata molto lunga: ho impiegato circa dieci anni della mia vita per scoprire e reperire i materiali e altrettanti anni per incidere i nove concerti che sono presenti nella Trilogia del Novecento Italiano edita da Sony Classical.

Quando hai cominciato il tuo progetto, non esistevano altre registrazioni del Concerto per violoncello di Castelnuovo-Tedesco*; non veniva eseguita dagli anni trenta. Inoltre la partitura non era facile da trovare. Senza averlo ascoltato, come sei riuscita a convincere te stesso e i tuoi collaboratori che valeva la pena registrarlo?

Come è successo per altri concerti italiani che ho registrato, per i quali non vi erano testimonianze di registrazioni del tempo, mi sono fidata del mio senso musicale in senso istintivo e di una certa esperienza nella musica moderna. Sono sempre stata appassionata al nuovo, a nuove possibilità espressive del mio strumento: molti sono i compositori che mi hanno dedicato delle opere di cui vado molto fiera. Ma qui il discorso era differente. Dovevo convincere il produttore su un intero progetto che implicava uno sforzo notevole. Il primo disco fu quello dedicato ai concerti di Nino Rota. Fortunatamente fu un disco molto apprezzato: andarono bene le vendite e quindi si potè proseguire con le altre incisioni, cosa non proprio scontata in partenza. La partitura del concerto di Castelnuovo-Tedesco non si trovava. Chiamai la casa editrice Ricordi, che stava seguendo il mio progetto, e loro stessi si accorsero che in archivio non ne era rimasta alcuna copia. La stamparono quindi grazie alla mia richiesta e io mi presi circa due mesi per capire come avrebbe “suonato” questo concerto. Da subito ne fui rapita!

Potresti condividere con noi le tue impressioni sul Concerto di Castelnuovo-Tedesco?

Il Concerto di Castelnuovo-Tedesco ritengo sia un’opera straordinaria. Un grande concerto dall’imponente orchestrazione. Raffinato, elegante, virtuoso, espressivo, dolce e impetuoso: queste le prime impressioni che mi vengono in mente. Il violoncello ha una scrittura molto intraprendente, quasi sempre nel registro acuto. Due grandi cadenze: gradevolissime per l’ascoltatore ma estremamente impegnative per il solista! Un movimento centrale che ricorda le atmosfere delle colline toscane: la luce e la dolcezza, descritta dal lirismo tipico del compositore.

Quali sfide tecniche comporta eseguire questo Concerto e come riesci a superarle?

Direi che la sfida maggiore è la tenuta. È un concerto di ca 33 minuti, dove i momenti di pausa sono molto pochi. L’orchestrazione, seppur fluida, non lascia mai il solista veramente da solo se non nel momento delle cadenze. La ritengo un’opera “concertante” dove orchestra e solista dialogano di continuo. Il virtuosismo è sempre presente, anche nelle linee apparentemente più semplici. Questo forse perché il grande Grigorij Pavlovič Pjatigorskij aveva espressamente chiesto al Maestro un concerto ancora più “impegnativo” di quello già scritto per violino.

Nel 2021 hai eseguito il Concerto in Germania e in Polonia. Come è stato accolto dal pubblico questo concerto sconosciuto?

In Germania per questo concerto c’è stato il sold out e il pubblico, che lo ascoltava per la prima volta, ne è rimasto entusiasta. Alla fine della mia esecuzione ho incontrato il pubblico desideroso di acquistare il mio CD: mi hanno fatto molte domande sul compositore, cosa che mi ha riempito di vera gioia. Far conoscere qualcosa al mondo non è cosa da poco, soprattutto quando ti senti responsabile di una operazione culturale vera e propria. Anche in Polonia andò molto bene: se posso raccontare un aneddoto, ricordo che dopo le prove mi divertiva moltissimo sentire i professori dell’orchestra che, mentre riponevano i propri strumenti, canticchiavano i temi del concerto.

Il 1 e il 2 marzo suonerai di nuovo il Concerto, questa volta a Palermo. Per quanto ne sappiamo, sarà la prima esecuzione italiana in quasi novant’anni. Man mano che la data si avvicina, quali emozioni ti suscita?

Felicità, soddisfazione. È molto tempo che lavoro su questa opera: finalmente un Direttore Artistico come Dario Oliveri ne ha compreso la bellezza e non ha esitato ad iserirlo in stagione. Non è facile trovare persone che abbiano coraggio nel presentare programmi nuovi. Si parla sempre del già ascoltato, come se il pubblico non fosse abbastanza aperto ad ascolti differenti. Si sottovaluta che la musica, quando è straordinariamente bella, non importa da dove arrivi, né tanto meno quando sia stata composta. Dona emozioni di cui il pubblico può beneficiare. Cosa significa essere musicista/artista? Io credo che voglia dire emozionare attraverso ciò che ci hanno lasciato i grandi. Sono convinta questo sia il “nostro” compito e se non lo facciamo… che ruolo abbiamo nella società?

Silvia, grazie delle parole belle e sagge e del tuo impegno a far conoscere questo repertorio ancora poco conosciuto. Auguro a te e al Maestro Caldi dei concerti meravigliosi a Palermo! Speriamo che questa prima esecuzione italiana sia solo l’inizio, e che un giorno questo concerto possa prendere il posto che merita nel repertorio per violoncello.

Foto di Silvia Chiesa: Davide Cerati

*Ora tre registrazioni sono disponibili:  Oltre alla registrazione di Silvia Chiesa con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, Rafael Wallfisch e la Konzerthausochester Berlin  hanno pubblicato la loro registrazione nel 2017, e Brinton Averil Smith e la  Houston Symphony hanno publicato la loro registrazione per Naxos nel 2018.