Nuovo Libro: Ringrazio il cielo di essere qui

Diana Castelnuovo-Tedesco / News / / 2 likes
Mario Castelnuovo-Tedesco Ringrazio il Cielo di Esser Qui

Ringrazio il cielo di essere qui, a cura di Alessandro Panajia, propone l’inedito carteggio, intercorso tra l’estate 1939 e l’autunno 1941, tra Mario Castelnuovo-Tedesco ed il fraterno amico, l’avvocato, scrittore e organizzatore culturale fiorentino, Alberto Carocci. In queste missive, colloquiali e spontanee, il compositore narra la vita quotidiana che lui e la sua famiglia affrontarono in quei primi anni di vita negli Stati Uniti. Inoltre si capisce il dolore causato dalla separazione forzata dalla sua amata Firenze e dalle persone che gli erano care.

Il libro riporta anche l’inedita intervista concessa da Castelnuovo-Tedesco alla giornalista italo/americana Lisa Sergio per l’emittente radiofonica WQXR di New York City così come nuovi saggi e informazioni biografiche. Il volume si conclude con un piccolo gruppo di lettere scambiate tra i due corrispondenti immediatamente successive al trasferimento di Castelnuovo-Tedesco dalla costa dell’est  ad Hollywood perché ingaggiato dalla MGM come compositore di colonne sonore.

Il corpus della corrispondenza, scritta tra 18 agosto 1939 e il 4 novembre 1940, è conservato presso la Fondazione Primo Conti di Fiesole nel Fondo Carocci. La Signora Elisabetta Carocci, nipote di Alberto, ha ritrovato tra le carte di suo nonno le lettere inviate da Castelnuovo-Tedesco da Beverly Hills nella primavera ed estate del 1941.

Il Dott. Panajia ci ha gentilmente concesso di condividere alcune sue osservazioni sul progetto:

Subito dopo aver pubblicato il carteggio tra Mario Castelnuovo-Tedesco e Gabriele d’Annunzio, per pura curiosità una piovosa mattina del dicembre 2018 mi recai alla Fondazione Primo Conti di Fiesole per prendere visione di cosa fosse conservato di Mario Castelnuovo-Tedesco nel Fondo Alberto Carocci, lì depositato. Scorso l’inventario la mia attenzione si focalizzò sul carteggio intercorso tra i due corrispondenti nel biennio 1939/40. Erano lettere che il musicista inviava all’amico fiorentino subito dopo il suo arrivo a New York City ed il successivo trasferimento nella quiete di Larchmont. Questa corrispondenza, contenente anche le minute di risposta di Alberto Carocci, mi incuriosì immediatamente e, dopo la lettura del carteggio, capii quale fosse l’importanza del contenuto che doveva essere studiato e reso pubblico perché, al di là del tono colloquiale e franco, ci delineava sì una triste vicenda umana, ma nello stesso tempo ci descriveva la vivacità intellettuale della Firenze di quegli anni. 

Il musicista narra, da parte sua, così come si fa in famiglia o tra vecchi amici, le sue impressioni sull’America che per lui e per i suoi cari rappresentava la biblica terra promessa, mentre le minute di Carocci sono un affresco della Firenze ante guerra e del dibattito sorto intorno ad importanti riviste letterarie (Argomenti e Nuovi Argomenti), animate dallo stesso Carocci. Nelle missive sono, inoltre, ricordati personaggi che vivacizzavano la vita culturale della città toscana: i pittori Giovanni Colacicchi e Vieri Freccia, il mercante d’arte/editore Aldo Bruzzichelli, Arturo Loria, Ferdinando Liuzzi, Piero Calamandrei, Gaetano Salvemini, il medico Vincenzo Lapiccirella e buona parte di quei personaggi che segnarono, negli anni del regime fascista, una situazione artistica di estrema creatività. Casa Castelnuovo-Tedesco, infatti, come ebbe a ricordare Giovanni Colacicchi, era considerata uno dei salotti più intellettuali di Firenze, dove le occasioni d’incontro erano in genere i concerti e dove intervenivano musicisti e solisti spesso di fama internazionale. Un’epoca che avrebbe, poi, profondamente cambiato la storia italiana.

Altra peculiarità che traspare da queste missive è la forza d’animo che Mario Castelnuovo-Tedesco che, appartenente all’alta borghesia ebraica fiorentina e all’intellighenzia europea, ebbe nell’affrontare un vero e proprio salto nel buio all’indomani dell’emanazione delle leggi razziali (1938) che bandirono la sua musica dalla scena culturale pubblica e posero fine al suo lavoro in Italia.  Difficoltà ed ansie,  soprattutto per il futuro dei giovani figli, sono raccontate, se pur drammatiche, con estrema serenità e fiducia nel domani. Il problema maggiore del musicista in questo periodo fu quello di ricostruirsi una stabilità economica e professionale. Assieme ai Castelnuovo nella nuova Patria erano presenti altri amici italiani con i quali venne a formarsi un circolo molto stretto ed affiatato, in cui tutti si aiutavano come potevano.

Grazie, poi, al rapporto d’amicizia con il celebre violinista Jascha Heifetz si materializzò il contratto di lavoro con la MGM e il successivo trasferimento nella Mecca del cinema. Ultimo aspetto, e non secondario, che si evince dalla lettura di queste lettere è un’emozione caratterizzata da un senso di tristezza e rimpianto per la lontananza dai suoi familiari rimasti in Italia, per Firenze e per quei luoghi a lui cari: Usigliano di Lari e Castiglioncello che in un intervista radiofonica del 1939 fu paragonato a Westport. L’amore per la città natale è racchiuso in una delle ultime lettere a Carocci: “E salutami, soprattutto, Firenze! colle sue vecchie case e le sue colline, di cui quelle di qui non sono per me che un ‘surrogato’. Non mi esce ancora dal cuore!”. Ritengo che questo carteggio sia testimonianza di incredibile coraggio e di determinazione che portò il musicista a superare ogni ostacolo e a crearsi un ruolo importante in America, paese subito amato e che nella sopra ricordata intervista radiofonica Mario Castelnuovo-Tedesco, congendandosi dalla giornalista e dagli ascoltatori così si espresse: “Spero di poter dare all’America, che mi ha accolto così calorosamente, quello che mi ha dato la mia patria per venticinque anni. Spero inoltre che quello che scriverò sarà un tributo alla città che mi ha insegnato a conoscere la bellezza e l’arte, la città di Firenze!”.

Mi è sembrato, infine, opportuno inserire nel volume un piccolissimo nucleo di lettere scritte, sempre all’amico Carocci, da Beverly Hills. In queste ultime si possono leggere le argute, vivaci ed amare impressioni del musicista sul “dorato e sfavillante” mondo di Hollywood da lui paragonato ad una “fabbrica”.

Un sincero grazie alla Fondazione Fausta Cianti-Cesare Orselli che ha generosamente contribuito alla pubblicazione di questo prezioso carteggio.  

Mario Castelnuovo-Tedesco: Ringrazio il cielo di esser qui. Lettere ad Alberto Carocci 1939-1941.  Con contribuiti di Laura Corti, Cesare Orselli, Eugenio Ragni, e Manuel Rossi. Livorno, Casa Editrice Sillabe S.r.l.  (2021).